Orsanmichele Museum



Orsanmichele Museum
A Temple of Early Renaissance Ingenuity
Marie-Claire Desjardin (Istituto Lorenzo de’ Medici)

Opening Hours:
Monday: 10:00 – 16:50
Saturday: 10:00 – 12:30

Housed in one of Florence’s most noteworthy Early Renaissance buildings, the Museum of Orsanmichele allows visitors the chance to have an intimate view of sculptures realized by the city’s legendary 15th and 16th century artists.
Constructed between 1337 and 1380, the colorful history of the building itself is enough to attract those with an affinity for the rich cultural past of the city center. Originally acting as a facility to store and distribute gain, and at times used as a rudimentary welfare system to protect citizens against famine, the building was converted to a church by the mid 14th century. The roughly-hewn stone of the exterior façade, Florence’s emblematic pietraforte, is punctuated by evenly spaced marble niches decorated with delicate gothic spires. These were designed to hold statues commissioned by Florence’s mercantile guilds, each representing their respective patron saints. While replicas now hold the place of the original works, helping to maintain the aesthetic integrity of the building’s exterior, the originals are conserved on the first floor of the church’s museum.
Entering the museum is not for the faint of heart. Once inside the dimly lit ground floor of the church one can easily be distracted by sumptuous 14th century interior decorations. These include colorfully frescoed ceilings and an intricate tabernacle enclosing Bernardo Daddi’s Madonna that was once believed to have miraculous powers of healing for devout pilgrims flocking to the site. However, informed visitors will notice a short set of stairs leading to a nondescript opening marked only by a small sign indicating ‘museum’.
To gain access visitors must enter through the narrow doorway which leads to a tightly wound spiral staircase that, to first time patrons, may seem never-ending. However, those brave enough to confront the challenge are rewarded with the high exposed brick ceilings revealing the building’s architectural skeleton and light streaming from the enormous windows evenly spaced around the central floorplan.
The simplicity of the first-floor gallery allows visitors to focus their attention on the 14 original statues that are displayed on a slightly raised platform. This provides hardly any obstruction to the rare 360-degree view of the free-standing works. By allowing visitors to see behind the statues the museum offers glimpses into the artist’s process, occasional restoration efforts visible from behind, and the ingenuity of the use of costly materials which at times was sacrificed in areas that the intended audience would not be able to see.
The display itself mirrors the original context of the statues. Each is positioned to reflect its placement on the street below, the names of which are indicated on the platforms where they are positioned. The statues, which were completed between 1399 and 1601, invite visitors to observe the chronological stylistic development of Renaissance sculptures. The seated Madonna and child, the earliest of the group which was sculpted by Pietro di Giovanni Tedesco, parallels the tranquil serenity of the painted icon of the ground floor. While walking through the centuries the competitive nature of the guilds is apparent in variation of material, adornments, and the employment of artists such as Donatello, Andrea del Verrocchio, Lorenzo Ghiberti, and finally culminating with Giambologna. By the time that the last statue was completed, Giambologna’s St. Luke, the style has become much more dynamic, at times they reach out of the niches themselves to engage the audience on the street though a series of gestures and gazes that transport them into the surrounding contemporary space.
The museum’s second floor holds the minor statues that decorated the exterior which have been moved prevent further erosion. Arguably the most notable feature is the panoramic view that allows visitors a unique perspective of the city of Florence, its major monuments, and the surrounding Tuscan hills.
A brief introductory panel, written in English and Italian, is employed to give visitors an overview of the history of the building and statues. However, the additional information cards providing further details about the sculptures have yet to be translated for international visitors.
Orsanmichele offers visitors a chance to confront centuries of Florentine history and craftsmanship from an intimate perspective. While the opening hours and arduous entrance may deter some visitors, the free admission and treasures housed within offer ample incentive for those up for the challenge!

Il Museo di Orsanmichele
Un tempio dell’ingegno del primo Rinascimento
di Marie-Claire Desjardin (Istituto Lorenzo de’ Medici

Orario di apertura
Lunedì: 10:00 – 16:50
Sabato: 10:00 – 12:30

Collocato in uno dei più importanti edifici del primo Rinascimento, il Museo di Orsanmichele offre ai visitatori l’opportunità di poter vedere dal vivo le sculture realizzate dai grandi artisti fiorentini del XV e XVI secolo.
Costruito fra il 1337 e 1380, la ricca storia del palazzo stesso è sufficiente ad attirare coloro che nutrono interesse per il rigoglioso passato culturale del centro della città. Originariamente utilizzato come struttura per immagazzinare e distribuire il grano, e talvolta utilizzato come un sistema rudimentale di assistenza sociale per proteggere i cittadini dalle carestie, l’edificio è stato convertito in una chiesa nella metà del XIV secolo. La pietra grossolanamente tagliata nella facciata esterna, la tipica pietraforte di Firenze, è scandita da nicchie in marmo uniformemente distanziate e decorate con raffinate guglie gotiche. Queste sono state progettate per ospitare statue commissionate dalle corporazioni dei mestieri di Firenze, ciascuna delle quali rappresenta il rispettivo santo patrono. Mentre le repliche sono oggi collocate al posto delle opere originali, contribuendo a mantenere l’integrità estetica dell’esterno dell’edificio, le statue originali sono conservate al primo piano della Chiesa, nel Museo.
Entrare nel museo non è per i deboli di cuore. Una volta all’interno del piano terra della chiesa, scarsamente illuminato, si può essere facilmente distratti dalle decorazioni interne risalenti al XIV secolo. Queste includono soffitti vivacemente affrescati e un complesso tabernacolo che ospita la Madonna di Bernardo Daddi, che un tempo si riteneva avesse poteri miracolosi di guarigione per i pellegrini devoti che vi si recavano.
Tuttavia, i visitatori più informati noteranno alcuni gradini che conducono ad un’anonima apertura segnalata solo da una piccola targhetta con scritto “museo”.
Per potervi accedere, i visitatori devono entrare attraverso la stretta porta che conduce ad un’angusta scala a chiocciola che, la prima volta, può sembrare senza fine. Tuttavia, coloro che sono sufficientemente coraggiosi da affrontare la sfida sono ricompensati da alti soffitti con i mattoni a vista che rivelano lo scheletro architettonico dell’edificio e dalla luce che entra dalle monumentali finestre distanziate uniformemente intorno al piano centrale.
La semplicità della galleria del primo piano consente ai visitatori di riporre la loro attenzione sulle statue originali del XIV secolo che sono disposte su una piattaforma leggermente rialzata. Questa non fornisce quasi mai un impedimento alla rara possibilità offerta di vedere le opere a sé stanti a 360°. Permettendo ai visitatori di vedere il retro delle statue, il museo offre uno scorcio sul modus operandi dell’artista, su eventuali interventi di restauro visibili da dietro, e sull’ingegnosità nell’utilizzo di materiali costosi che talvolta è stata sacrificata nelle zone che l’ipotetico pubblico non dovrebbe essere in grado di vedere.
L’allestimento stesso rispecchia il contesto originario delle statue. Ciascuna è posizionata in modo da riflettere la sua collocazione sulla strada sottostante, i cui nomi sono indicati sulla piattaforma dove sono posizionate.
Le statue, completate fra il 1399 e il 1601, invitano i visitatori ad osservare lo sviluppo stilistico nel tempo delle sculture rinascimentali. La Madonna e il bambino seduti, i più antichi del gruppo scolpito da Pietro di Giovanni Tedesco, sono posizionati parallelamente alla tranquilla serenità dell’icona dipinta del piano terra. Mentre si cammina attraverso i secoli la natura competitiva delle Arti si fa evidente nel cambiamento di materiali, decorazioni, e nel coinvolgimento di artisti quali Donatello, Andrea del Verrocchio, Lorenzo Ghiberti, e infine culmina con Giambologna. Al tempo in cui fu completata l’ultima statua, il San Luca di Giambologna, lo stile è diventato molto più dinamico, talvolta le opere raggiungono le nicchie stesse per coinvolgere il pubblico sulla strada, sebbene alcuni gesti e sguardi le trasportino fuori nello spazio circostante contemporaneo.
Il secondo piano del museo conserva le statue minori che decorano l’esterno e che sono state lì spostate per prevenire ulteriori erosioni. Probabilmente la peculiarità più rilevante è la vista panoramica che offre ai visitatori una prospettiva unica della città di Firenze, dei suoi principali monumenti, e delle colline toscane circostanti.
Un breve pannello introduttivo, scritto in lingua inglese e italiana, è utilizzato per fornire ai visitatori una panoramica della storia dell’edificio e delle statue. Tuttavia, schede informative aggiuntive con ulteriori dettagli sulle sculture devono ancora essere tradotte per il pubblico internazionale.
Orsanmichele offre ai visitatori la possibilità di conoscere secoli di storia fiorentina e maestria artistica da una prospettiva intima. Sebbene l’orario di apertura e il faticoso ingresso possono scoraggiare alcuni visitatori, l’ingresso gratuito e i tesori collocati all’interno offrono un grande incentivo per coloro che sono pronti ad accettare la sfida.

Translated by Camilla Torracchi (Università di Firenze)

Photo courtesy Marie-Claire Desjardin (Istituto Lorenzo de’ Medici)

Animalia fashion



Animalia fashion
A Zoo at Palazzo Pitti 

Museum of Costume and Fashion, Palazzo Pitti, Florence
8 January – 5 May 2019
By Federica Borselli (Università di Firenze)

Insects, birds, shells, coral, reptile, common mammals and crustaceans: the animal world is an inexhaustible source of inspiration for fashion designers. It is Precisely this bond between the animal word and contemporary fashion is examined in the exhibition Animalia Fashion, curated by Patricia Lurati, currently exhibited at the Museum of Costume and Fashion at Palazzo Pitti, open until the 5th of May 2019. Approximately a hundred master works of Haute Couture, created between 2000 and 2018, that in shape, textile or color recall the most surprising species of animals are being exhibited amongst the elegant rooms of the House of the Meridian.
These marvelous dresses, shoes, purses and jewellery, on loan from the most celebrated fashion houses and emerging designers, are brought together in the 18 rooms with taxidermy animals, preserved insects, reptiles immersed in formaldehyde, reproductions of drawings from ancient bestiaries and medieval tacuina sanitates giving life to the suggestive idea of a ‘cabinet of curiosities’.
The House of the Meridian, beside the southern wing of Palazzo Pitti, bares traces in the furnishing and decorative scheme of all of the previous dynasties, from the Lorena to the Savoy, passing through the regency of Maria Luisa of Borbone Parma and the brief reign of Elisa Baciocchi.
The exhibition creates a suggestive and fascinating journey that invites the visitor to reflect on the wonders of the universe and the surprising creativity expressed by the biggest names in fashion, including Chanel, Valentino, Prada, Christian Dior, Jean Paul Gautier, Dolce & Gabbana, Roberto Cavalli, Armani, Emilio Pucci, and Yves Saint Laurent.
The relationship established between fashion houses and animals is investigated poetically. It engages with a moment in which climate change and the decline in interest from global superpowers surrounding problems with the environment puts many species at risk, as is outlined in an accompanying text, written in both English and Italian, included in the exhibition. Each room includes a panel with important attributing information for every item on display, but unfortunately the only information provided for the clothing and accessories is the attribution of the designer and the year of the collection; no information regarding the materials and techniques used for their production is included.
After an introductory panel, also translated into English, the zoological catwalk opens with an imposing black dress designed for Maison Margiela by John Galliano recalling the rotund shape of a tarantula, accompanied by a large case filled with spiders from the Italian Arachnology Association. The theme of spiders continues as visitors enter the second room, where a spiderweb, with its spider included, becomes part of an evening dress by Maison Schiapparelli.
The third room is transformed into a sparkling pond with the feathered creations of Karl Lagerfeld for Chanel, Saint Laurent by Anthony Vaccarello, Ralph & Russo, Dolce & Gabbana and the presence of a majestic stuffed swan, one of the many items of loan from the Florentine Museum of Natural History La Specola.
Karl Lagerfeld’s designs for Chanel invoke the spiral form and iridescence of a nautilus shell creating an elegant clutch that in the exhibition is displayed, creating an amusing confrontation, together with a XVI century goblet from the Treasury of the Grand Dukes realized with an authentic nautilus shell on a metal base.
The stinging quills of a hedgehog, on the other hand, are paralleled with a creation by Iris van Herpen, a very short total black dress with a polished sleeveless bodice and a skirt covered with strips of semi-rigid material curving upwards.
The depiction of a gutted fish, a miniature reproduction by Giovanni de’ Grassi taken from the Historia Plantarum, is used as a background for four sparkling dresses, among them a Prada mini dress whose colored plexiglass circles imitate the shining fish scales.
A flock of stuffed parrots accompanies a regal Dolce & Gabbana dress, with a full skirt and short bubble sleeves, totally covered in brightly colored feathers. In the twelfth room snakes immersed in formaldehyde blend with the precious ‘Cobra’ coller by Roberto Coin or with the golden snake climbing the nude back in Roberto Cavalli’s timeless creation. A dreamlike and timeless fashion show in a natural history museum with elegant seventeenth century furnishings is what awaits visitors among the Meridian Rooms of Palazzo Pitti.

Translated by Marie-Claire Desjardin (Istituto Lorenzo de’ Medici)

Animalia fashion
Uno zoo a Palazzo Pitti

Museo della Moda e del Costume, Palazzo Pitti, Firenze
8 gennaio – 5 maggio 2019
di Federica Borselli (Università di Firenze)

Insetti, volatili, pesci, conchiglie, coralli, rettili, mammiferi comuni e crostacei: il mondo animale è un’inesauribile fonte d’ispirazione per gli stilisti. Proprio questo legame tra mondo animale e moda contemporanea è indagato nella mostra Animalia Fashion, a cura di Patricia Lurati, attualmente in corso presso il Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti e visitabile fino al 5 maggio 2019.
Nelle eleganti stanze della Palazzina della Meridiana sono esposti circa cento capolavori di haute couture, creati tra il 2000 e il 2018, che nelle forme, nei tessuti o nel colore richiamano le più sorprendenti specie animali.
Questi meravigliosi abiti, scarpe, borse e gioielli, in prestito dalle case di moda più celebri e da stilisti emergenti, convivono nelle 18 sale con animali impagliati, insetti dentro teche, rettili immersi nella formaldeide o riproduzioni di disegni tratti da antichi bestiari e da tacuina sanitatis medievali dando vita ad un ideale e suggestivo “cabinet de curiosités”.
La Palazzina della Meridiana, addossata all’ala meridionale di Palazzo Pitti, porta traccia nell’arredamento e nell’apparato decorativo di tutte le dinastie che vi si sono succedute, dai Lorena ai Savoia passando attraverso la reggenza di Maria Luisa di Borbone Parma e il breve regno di Elisa Baciocchi.
L’allestimento dà vita a un suggestivo e affascinante percorso che invita il visitatore a riflettere sulle meraviglie dell’universo e sulla sorprendente creatività espressa dai grandi nomi della moda, tra cui Chanel, Valentino, Prada, Christian Dior, Jean Paul Gautier, Dolce & Gabbana, Roberto Cavalli, Armani, Emilio Pucci, Yves Saint Lauren.
Il rapporto che la moda instaura con gli animali è indagato in modo poetico ma anche impegnato in un momento in cui i cambiamenti climatici e un calo d’interesse delle superpotenze per i problemi dell’ambiente mettono molte specie in pericolo, come sottolinea un pannello, con testo in italiano ed inglese, presente in mostra. In ogni sala è presente un cartellino con riportati i dati principali per ogni oggetto esposto, per quanto riguarda abiti e accessori sono indicati il nome dello stilista e l’anno della collezione; mancano, purtroppo, informazioni sui materiali e sulle tecniche di lavorazione.
Dopo un pannello di introduzione, anche questo tradotto in lingua inglese, apre la passerella zoologica un imponente abito nero di Maison Margiela by John Galliano che richiama la forma rotondeggiante della tarantola, fronteggiato da una grande teca popolata di ragni in prestito dall’Associazione Italiana di Aracnologia. Il mondo degli aracnidi è ancora protagonista della seconda sala, dove una ragnatela, con annesso ragno, diventa parte stessa dell’abito da sera della Maison Schiapparelli.
La terza sala si trasforma in uno stagno scintillante con le creazioni dal candido piumaggio di Karl Lagerfeld per Chanel, Saint Laurent by Anthony Vaccarello, Ralph & Russo e Dolce & Gabbana e con la presenza di un maestoso cigno impagliato, uno dei tanti prestiti concessi dal Museo fiorentino di Storia Naturale La Specola.
Karl Lagerfeld per Chanel riprendere la forma a spirale e l’iridescenza della conchiglia del nautilus creando un elegante clutch che in mostra viene esposta, generando un diverte confronto, insieme ad una coppa del XVI secolo proveniente dal Tesoro dei Granduchi realizzata con un vero guscio di nauntilus montata su una base di metallo.
Ai pungenti aculei del riccio rimanda, invece, la creazione di Iris van Herpen, un abito total black molto corto con corpino lucido senza spalline e con gonna ricoperta da strisce di materiale semi-rigido curvate verso l’alto.
La raffigurazione di un pesce sventrato, riproduzione di una miniatura di Giovanni de’ Grassi tratta dall’Historia Plantarum, fa da sfondo a quattro sfavillanti abiti, tra cui un mini dress di Prada in cui i colorati cerchietti di plexiglass richiamano le lucide squame del pesce.
Uno stormo di pappagalli impagliati accompagna il principesco abito di Dolce & Gabbana, con ampia gonna e maniche corte a palloncino, totalmente ricoperto di coloratissime piume. Nella dodicesima sala i serpenti immersi nella formaldeide si confondono con il prezioso collier “Cobra” di Roberto Coin o con il serpente dorato che risale la nuda schiena nella creazione senza tempo di Roberto Cavalli.
Una onirica e mirabolante sfilata di alta moda in un museo di storia naturale con elegante mobilia ottocentesca, ecco cosa attende il visitatore nelle sale della Palazzina della Meridiana di Palazzo Pitti.

Photo courtesy Federica Borselli