Traces of Florence: Remembering Firenze com’era



Traces of Florence: Remembering Firenze com’era

By Marie-Claire Desjardin (Istituto Lorenzo de’ Medici)

 

Palazzo Vecchio

From April to September:
Mon/Tue/Wed/Fri/Sat/Sun 9 a. m. – 9 p.m.
Thursday 9 a.m. – 2 p.m.

Entry: Free

 

Over the centuries since its foundation the city of Florence has undergone many transformations to its urban infrastructure, some of which are documented in Traces of Florence, a small free museum on the ground floor of Palazzo Vecchio. Founded during the reconstructive projects of the 19th century which saw the destruction of a number of ancient buildings, the museum has changed its name and location over the successive decades before settling in one of Florence’s most symbolically representative civic buildings.

Since reopening in 2012, the museum has offered visitors glimpses into Florence’s architectural and atmospheric history with a series of engravings, paintings, photographs, drawings, and multimedia displays that illustrate the city’s urban development from the late Middle Ages until the 20th century.

Upon entering the museum, visitors are invited to follow a counter clock-wise chronological path that begins, appropriately, with three enormous sets of keys that were used over centuries to open and close the city’s gates. Although the exact number of variations in their construction is debated, the walls have been rebuilt and fortified to accommodate city’s population several times since the Roman Empire, until being almost completely destroyed during the 19th century. However, the towering gates through which visitors and citizens have passed since the late 13th century can still be observed around the city. The keys preserved in the museum, those of Porta San Gallo, Porta Romana, and Porta San Frediano, provide a reminder of the fortified protective enclosure traditionally thought to have been designed by Arnolfo di Cambio.

Following the museum’s narrative path, visitors can observe an oversized 19th century reproduction by Francesco and Raffaello Petrini of the Chain View, one of the most recognizable pictorial representations of Renaissance era Florence. The mural painting is accompanied by an interactive display reproducing the map. Using a touch-screen visitors gain to access brief historical descriptions of important monuments around the city. The dome of Santa Maria del Fiore and the soaring tower of Palazzo Vecchio are easily recognizable, but the reconstruction and expansion of some of the still extant landmarks can be observed and understood thanks to this additional element of display. Some of the most notable changes can be found in the buildings associated with the Medici family. The 15th century map predated the establishment of the duchy and notably absent is the Fortezza da Basso, Forte Belvedere, and the expansion project of Palazzo Pitti once purchased by Cosimo I and Eleonora de Toledo. The additional interactive element creates a richer historical experience of the pictorial display by guiding viewers through significant changes to the historic city center. Displayed to the left of the painting is an engraving of Stefano Bonsignori’s 1598 topographic map, observed from the same point as the earlier painting but from a higher elevation. Although the close proximity of the two representations allows a direct comparison between the 15th and 16th century cityscapes, combining illustrations from both maps on the touch screen would create a more comprehensive technological description for viewers.

The narrative continues with a selection of 17th, 18th and 19th century engravings and paintings illustrating the city’s most celebrated architecture, buildings that were lost to modernization, and elements of daily life that provide a window into the more recent past. Among these are a series of small paintings by Augusto Marriani dating from 1885-1891 preserving views of the winding alley-ways of the ‘old center’, a space now occupied by Piazza della Repubblica. By the late 16th century the ‘old-market’, built on the city’s Roman forum, had been occupied by the city’s less fortunate and would eventually be closed by Duke Cosimo I to be used as a Ghetto. The area would be redeveloped in the 19th century to make way for the grand square we see today, and the paintings serve as a reminder of the lost characteristic neighborhood.

Additionally, the museum houses a small space dedicated to temporary exhibitions. Currently on display are a series of works created for the Wagon of St. John the Baptist which would be paraded around the city to celebrate the saint’s name day on June 24th. The exhibition included a series of 13 decorative panel paintings by Jacopo Pontormo and a number of sculptures used to decorate the wagon until its use was discontinued between 1808-1810.

Despite its small stature, traces of Florence allows visitors the opportunity to revisit glimpses of the city’s lost urban landscape preserving the memory of its development over the last 500 years. The museum’s rich collection creates an engaging narrative that could be expanded upon by drawing from their vast storage if only space would allow.

 

 

 

Tracce di Firenze: ricordando Firenze com’era

di Marie-Claire Desjardin (Istituto Lorenzo de’ Medici)

 

Palazzo Vecchio

Da Aprile a Settembre

Lunedì-Domenica: 9:00-21:00

Giovedì: 9:00-14:00

Ingresso gratuito

 

Nel corso dei secoli, a partire dalla sua fondazione, la città di Firenze ha subìto molte trasformazioni nel suo assetto urbano, alcune delle quali sono documentate in Tracce di Firenze, un piccolo museo indipendente al piano terra di Palazzo Vecchio. Fondato durante i progetti di ricostruzione del XIX secolo che videro la distruzione di un certo numero di edifici, il museo ha cambiato nome e sede nei decenni successi, prima di stabilirsi in uno dei più simbolici e rappresentativi palazzi di Firenze.

Dal momento della riapertura nel 2012, il museo ha offerto ai visitatori scorci della storia architettonica e dell’atmosfera di Firenze con una serie di incisioni, dipinti, fotografie, disegni e materiali multimediali che illustrano lo sviluppo urbano della città dal tardo Medioevo fino al XX secolo.

Entrando nel Museo, i visitatori sono invitati a seguire un percorso cronologico in senso antiorario che inizia, in modo appropriato, con tre enormi paia di chiavi che sono state utilizzate nel corso dei secoli per aprire e chiudere le porte della città. Anche se il numero esatto di ricostruzioni è dibattuto, le mura sono state riedificate e fortificate più volte per ospitare la popolazione della città dal periodo dell’Impero Romano, fino ad essere quasi completamente distrutte nel corso del XIX secolo. Tuttavia, le imponenti porte attraverso le quali i visitatori e i cittadini sono passati dalla fine del XIII secolo possono ancora essere osservate intorno alla città. Le chiavi conservate nel museo, quelle di Porta San Gallo, di Porta Romana e di Porta San Frediano, forniscono una testimonianza della cerchia muraria e fortificata tradizionalmente attribuita ad Arnolfo di Cambio.

Seguendo il percorso narrativo del museo, i visitatori possono osservare una grande riproduzione del XIX secolo di Francesco e Raffaello Petrini della Carta della Catena, una delle rappresentazioni pittoriche più riconoscibili dell’epoca rinascimentale di Firenze.

La pittura parietale è accompagnata da un display interattivo che riproduce la mappa. Utilizzando uno schermo touch-screen i visitatori possono accedere a brevi descrizioni storiche di importanti monumenti sparsi per la città. La cupola di Santa Maria del Fiore e l’alta Torre di Palazzo Vecchio sono facilmente riconoscibili, ma la ricostruzione e l’ampliamento di alcuni dei monumenti ancora oggi esistenti possono essere osservati e compresi grazie a questo ulteriore elemento di esposizione. Alcuni dei cambiamenti più notevoli si possono trovare negli edifici associati alla famiglia Medici. La mappa del XV secolo precede l’insediamento del Ducato e in particolare è assente la Fortezza da Basso, Forte Belvedere, e il progetto di ampliamento di Palazzo Pitti una volta acquistato da Cosimo I e Eleonora di Toledo. La possibilità di utilizzare il display interattivo offre un’esperienza storica più ricca del materiale pittorico, guidando gli spettatori attraverso i cambiamenti significativi del centro storico della città. Esposto a sinistra del dipinto si trova un’incisione della mappa topografica del 1598 di Stefano Bonsignori, colta dallo stesso punto di osservazione del dipinto precedente, ma da una prospettiva più elevata.

Anche se la vicinanza delle due rappresentazioni permette un confronto diretto tra i paesaggi urbani del XV e XVI secolo, unire le illustrazioni di entrambe le mappe sullo schermo touch-screen creerebbe una descrizione tecnologica più completa per gli spettatori.

La narrazione prosegue con una selezione di incisioni e dipinti del XVII, XVIII e XIX secolo che illustrano l’architettura più celebre della città, edifici che si sono persi a causa di ammodernamenti, ed elementi di vita quotidiana che offrono una finestra nel passato più recente. Tra queste vi sono una serie di piccoli dipinti di Augusto Marriani risalenti al 1885-1891 che conservano la vista dei tortuosi vicoli del ‘vecchio centro’, uno spazio ora occupato da Piazza della Repubblica. Alla fine del XVI secolo il ‘mercato vecchio’, costruito sul foro romano della città, era stato occupato dalla popolazione meno abbiente e alla fine sarebbe stato chiuso dal duca Cosimo I per essere utilizzato come Ghetto. L’area sarebbe stata poi ripensata nel XIX secolo per far spazio alla grande piazza che vediamo oggi, e i dipinti servono proprio come promemoria del caratteristico quartiere perduto.

Inoltre, il museo ospita anche un piccolo spazio dedicato alle mostre temporanee. Attualmente sono in mostra una serie di opere realizzate per il carro di San Giovanni Battista che veniva fatto sfilare in giro per la città per celebrare il giorno del Santo Patrono il 24 giugno. La mostra comprende una serie di 13 pannelli decorativi dipinti da Jacopo da Pontormo e un certo numero di sculture utilizzate per decorare il carro fino a quando il suo utilizzo fu interrotto tra 1808-1810.

Nonostante le dimensioni contenute, Tracce di Firenze permette al pubblico di rivisitare scorci del paesaggio urbano perduto della città preservando la memoria del suo sviluppo negli ultimi 500 anni. La ricca collezione del museo crea una narrazione coinvolgente che potrebbe essere ampliata attingendo dal suo vasto archivio se solo lo spazio lo permettesse.

 

 

Translated by Camilla Torracchi (Università di Firenze)

 

Photo Courtesy Marie-Claire Desjardin (Istituto Lorenzo de’ Medici)