La fabbrica della bellezza: la manifattura Ginori e il suo popolo di statue

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Firenze, Museo Nazionale del Bargello
18 maggio – 1 ottobre 2017

Di Maria Eletta Benedetti (Università degli Studi di Firenze)

 
Il più importate museo di scultura rinascimentale, il Bargello, ospita in un lato del maestoso cortile un popolo traslucido e candido, raro e fragile: le porcellane Richard Ginori. Non si tratta di tazzine e piatti, come si è abituati istintivamente a pensare, ma statue settecentesche a grandezza naturale. La scelta di allestire la mostra al Bargello è vincente. Le opere di Doccia dialogano con il museo e si ricollegano con la storia fiorentina non solo perché vi sono conservate sculture del grande Rinascimento ma anche perché è a questa storia che dal 1737 Carlo Ginori attinge per la creazione della sua manifattura. Lo scopo della mostra è chiaro ed è sottolineato dalle parole degli stessi curatori Montanari e Zikos: tenere viva l’attenzione sul patrimonio del Museo a Sesto Fiorentino acquistato di recente dallo Stato permettendo che non rimanga chiuso e che non cada in disuso. Tutti questi aspetti sono palpabili e ben visibili nella mostra grazie ai pannelli esplicativi. Una mostra che può sembrare di primo acchito d’élite è invece per qualsiasi tipo visitatore grazie alla semplicità e alla cura dell’allestimento insieme a un’accurata scelta di opere. Il numero di sculture esposte è inconsueto poiché sono pochissime, solo diciassette, ma sono veramente splendide.

La mostra si articola in due sale attigue. Nella prima sala il visitatore è accolto da due statue in porcellana che hanno il loro prototipo nella Tribuna degli Uffizi: la Venere Medici, restituita anche in bronzo e il Mercurio. Al centro campeggia il magniloquente Tempietto Ginori, carico di dettagli e di storia del suo antico proprietario e di Firenze. Sul fondo, affiancati, il Mercurio tratto dal Giambologna e restituito in piccolo formato in bronzo e in cera. Nella seconda sala due sculture raffiguranti il gruppo della Pietà, in bronzo e in porcellana, quest’ultima proveniente dalla Galleria Corsini. Sul lato destro un’altra coppia di opere questa volta rappresentanti il soggetto biblico di Giuditta e Oleoferne e a salutare il visitatore in grande stile il monumentale Camino, collocato sul fondo della seconda sala. Particolare e buona è la scelta di mettere a confronto le opere con il proprio “doppio”, perché entrano in dialogo le stesse forme realizzate però con materiali diversi che restituiscono una sensazione visiva e tattile differente e quindi anche la totalità della manifattura.

Il breve percorso è ben pensato tenendo a mente in primis la fisicità delle opere: sono disposte in modo tale che il visitatore riesca a girare tutto intorno alle statue, osservandole da ogni angolazione con agio. Le basi su cui sono collocate le sculture sono ad un’altezza giusta e sono di color azzurro carta da zucchero. Questa tonalità è un’altra scelta positiva perché si accompagna benissimo con il materiale delle sculture e predispone ad un clima etereo, come fuori dal tempo. Questo colore è ripreso in tutto il percorso anche nel catalogo e nei pannelli esplicativi. Le spiegazioni nei pannelli toccano vari aspetti, dalla storia alla tecnica, sono semplici ma anche molto dettagliate. Alcune opere necessitano della protezione della teca, che in ogni caso non infierisce in modo particolarmente negativo nella visione delle opere, dato che le luci sono ben sistemate e non c’è un riflesso eccessivo. L’unica pecca è la segnalazione non precisa dell’appendice della mostra al secondo piano del Bargello. Il percorso espositivo prosegue nella sezione delle ceramiche dove, in occasione della mostra, sono conservate alcune piccole perle tra cui un affascinante vaso di Giò Ponti.

Per concludere si sottolinea che il prezzo del biglietto è rimasto quello consueto del museo e non è aumentato a causa della mostra. Un aspetto venale altresì positivo che sollecita a visitare questo piccolo tesoro temporaneo.

 

The Beauty Factory: The Manufacture of Ginori and his statues of people

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Translation by Rachyl Grussing (Istituto Lorenzo de’ Medici)

 

The most important museum of Renaissance culture, the Bargello, houses on one side of the majestic courtyard a translucent and candid, rare and fragile population: the porcelain of Richard Ginori. It is not about cups or plates, as they instinctively thought, but the 18th century full sized statues. The choice of staging the show at the Bargello is winning. The works of Doccia converse with the museum and reconnect with the history of Florence, not only because of the great Renaissance but also in this history that since 1737 Carlo Ginori draws from the creation of its manufacturing. The purpose of the exhibition is clear and is underlined by the words of the curators Montanari and Zikos: to keep alive the focus on the patrimony recently purchased by the sixth Florentine Museum from the State, allowing it to remain open and not fall into disuse. All these aspects are palpable and well visible in the show thanks to the explanatory panels. A show that may resemble, at first glance, the elite and instead is for any type of visitor thanks to the simplicity and the care of the setup together with a careful selection of works. A number of exposed sculptures is unusual because they are very few, only seventeen, but they are very splendid.

The exhibition is divided into two adjacent rooms. In the first room visitors is welcomed by two statues in porcelain that have their prototype in the Uffizi Tribuna: the Venus Medici, returned in bronze and Mercury. In the center stands the magnificent Tempietto Ginori, loaded with details and history of his old owner and of Florence. On the bottom, side by side, the Mercury is taken from Giambologna and returned in small size in bronze and wax. In the second room there are two sculptures depicting a group of the PIeta, in bronze and porcelain, the latter from the Corsini Gallery. On the right side another pair of works this time representing the biblical story of Judith and Holofernes, and greet the visitor in grand style in the monumental Camino, located at the bottom of the second room. Particular and good is the choice to compare the works with their own double, because they come into dialogue with the same forms made with different materials that give a different visual and tactile feel and also the totality of the manufacturing.

The short path is well thought out, bearing in mind the first place the physicality of the works: they are arranged in such a way that the visitor can spin around the statues, observing them from every angle with ease. The bases on which the sculptures are placed are at the right height and are blue. This tone is a positive choice because it compliments the material of the sculptures and predisposes to an ethereal climate, like out of time. This color is represented throughout the exhibition course, also in the catalogue and explanatory panels. The explanations in the panels touch on various aspects, from history to technique, and are simple but very detailed. Some works require the protection of the cabinets, which is any case does not stain the vision of the works, as the lights are well arranged and there is no excessive reflection. The only flaw is the inaccurate signaling of the appendix of the exhibition on the second floor of the Bargello. The exhibition continues in the section of ceramics where some small pearls, including a fascinating jar of Gio Ponti, are preserved for the exhibition.

Finally, the ticket price remained the museums usual value, and did not increase because of the exhibition. Another aspect that urges a visit to this temporary treasure.

 

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