Museo degli Argenti and exhibitions “Treasures of the Buccellati Foundation”

 

By Mackenzie Constantinou (Lorenzo de’ Medici)

 

The Museo degli Argent is located on the ground floor of Palazzo Pitti within the part of the building that overlooks the garden.  This section preserves the Medici collection of jewelry, vases, crystals, and other precious objects that belonged to the Medici family.

The first room, that was originally the foyer for the Salone delle Udienze, the striking frescoes by Giovanni da San Giovanni from in the first half of the XVII century were commissioned for the Grand Duke Ferdinando II. The introductory panel explains to the visitors the original use of this space, which describes the pictorial cycle but there is no information about the conservation in the glass cases along the walls.

In the first part of the museum, that finishes February 22nd, hosts the exhibition “Treasures of the Buccellati Foundation”, which brings the oldest objects of the Medici Collection: roman vases belonging to Lorenzo the Magnificent and byzantine and medieval furniture.

Passing through the corridor, within a small area there is a small series of reliquaries and liturgical objects displayed.  Continuing, the visitor enters the second room, which houses the temporary exhibition.

Mario and Gianmaria Buccellati were two important Milanese jewelers who began their activities after the Second World War.  Gianmaria in particular, was fascinated by a visit to the Museo degli Argent in 1968 and dedicated a series of objects, mostly bowls and chests, inspired by the Medici collection.

After the Sala dell’Udienza Pubblica, which has precious jewels by Mario Buccellati, is the Udienza Privata.  The objects are conserved in cases which house the creations of Gianmaria inspired by the Coppe di Boscoreale.  The next room is the last dedicated to the small exhibition and is maybe more interesting because it directly compares some of the works of Gianmaria with the mugs and cups of the Medici collection of which were the inspiration.

After these three part space the visitor moves to the private rooms of the Grand Duke. The series of rooms showcase antiquated artifacts that did not have much individual prominence.

With regard to the information given to the visitors on panels – placed on easels- indicate the location of some of the objects and force the viewers to turn and look at the work that the label refers to.  Some items of the collection also have labels, only in Italian, while others are marked only with the inventory number.

Along the route, visitors are confronted with the first room of the ivories and reliquaries, with works of the 7thcentury belonging to the Cardinal Leopoldo.  Continuing up the room to the mezzanine where, in a smaller room, cameos and jewels of Elettrice Palatine and the treasure of Salzburg are displayed.

The silverware is displayed in a later room, which was brought to Florence by Ferdinad III di Lorraine, after the exile of Napoleon. It is preciosity of these cups, plains, reliquaries, and other furnishings that give the name “Museo degli Argenti”.

Finally the visitor reaches the two rooms of paintings from Poccetti and Cingarelli that contain more exotic artifacts of the collection from Africa, the Orient, and the New World.

The penultimate room, once back on the ground floor, contains the collection of ambers of Maria Magdalena of Austria and was originally the bedroom of Giangastone.  Finally, without a true and proper route that has recognizable criteria, the visitors will find the collection of vases, semiprecious stones, and crystals. Although these artifacts of great quality and value, for example the lapis lazuli vase by Jaques Byliverti from the XVI century.  These objects have few labels and explanatory panels.

In conclusion it may be necessary to create new panels that are more visible and clear and are in both Italian and English to aid in communication.  The individual objects, especially the first rooms on the second floor, perhaps not coincidentally have more descriptive labels.

 

Museo degli Argenti e mostra “ I tesori della fondazione Buccellati”

By Carolina Caverni (Università di Firenze)

Il Museo degli argenti, situato a piano terra di Palazzo Pitti nella parte dell’edifico che da sul giardino, conserva la collezione medicea di gioielli, vasi, cristalli e altri oggetti preziosi appartenuti alla famiglia Medici.

La prima sala, che era in origine l’anticamera al Salone delle Udienze, colpisce immediatamente per i gli affreschi eseguiti da Giovanni da San Giovanni nella prima metà del XVII secolo su commissione del granduca Ferdinando II. Un pannello introduttivo spiega al visitatore l’uso originario di quello spazioe descrive il ciclo pittorico ma non da alcuna informazione sui manufatti conservati nelle teche lungo le pareti.

In questa prima parte del museo, che fino al 22 febbraio ospita la mostra “I tesori della fondazione Buccellati”, si trovano gli oggetti più antichi della collezione medicea, vasi di epoca romana appartenuti a Lorenzo il Magnifico e suppellettili bizantine e di epoca medievale.

Passando attraverso un corridoio, con un piccolo ambiente nel quale sono esposti una serie di reliquiari e oggetti liturgici, si accede alla seconda sala che ospita la mostra temporanea.

Mario e Gianmaria Buccellati furono due importanti gioiellieri milanesi che iniziarono la loro attività nel dopoguerra, Gianmaria in particolare, rimasto affascinato da una visita al Museo degli Argenti nel 1968, decise di creare una serie di oggetti, soprattutto coppe e scrigni, ispirati alla collezione medicea.

Superata la Sala dell’Udienza Pubblica con i preziosi gioielli disegnati da Mario Buccellati, si accede a quella dell’Udienza Privata  dove sono conservate in una teca le creazioni di Gianmaria ispirate alle Coppe di Boscoreale. La sala successiva è l’ultima dedicata alla piccola esposizione ed è forse quella più interessante perché confronta direttamente alcuni dei lavori di Gianmaria con le tazze e le coppe della raccolta dei Medici da cui ha tratto ispirazione.

Dopo questi ambienti trionfali si passa a spazi più raccolti che in origine erano le stanze private del Granduca; una serie di sale si susseguono con teche un po’ antiquate e colme di manufatti che non hanno molto risalto singolarmente.

Non va meglio per quanto riguarda le informazioni date al visitatore che si trovano in pannelli  -affidati a semplici cavalletti- che indicano la posizione di alcuni degli oggetti nella s e costringono lo spettatore a ruotare su se stesso per cercare l’esemplare al quale si riferiscono. Per alcuni oggetti della collezione sono presenti anche dei cartellini, solo in italiano, mentre altri sono segnalati unicamente con il numero di inventario.

Lungo il percorso si incontrano prima le Sale degli avori e dei reliquiari, con opere soprattutto seicentesche appartenute al cardinale Leopoldo, poi si sale al mezzanino dove, in stanze più piccole, sono conservati i cammei e i gioielli dell’Elettrice Palatina e il tesoro di Salisburgo.

Gli argenti esposti in quest’ultimo ambiente, vennero portati a Firenze da Ferdinando III di Lorena dopo l’esilio napoleonico ed è alla preziosità di queste coppe, piatti, reliquiari ed altre suppellettili che si deve il nome “Museo degli Argenti”.

 Infine si accede alle due sale dipinte con finto pergolato dal Poccetti e dal Cingarelli che contengono i manufatti più esotici della collezione provenienti da Africa, Oriente e dal Nuovo Mondo.

La penultima stanza, una volta tornati al piano terra, contiene la raccolta di ambre di Maria Maddalena d’Austria ed in origine era la camera da letto di Giangastone.

Infine, senza un vero e proprio percorso che abbia un criterio riconoscibile, si incontra la collezione di vasi di pietre dure e cristalli che, nonostante siano manufatti di grande pregio e valore, si veda  il vaso di lapislazzuli montato da Jaques Bylivert nel XVI secolo, sono privi sia di didascalie che di pannelli esplicativi.

In conclusione sarebbe forse necessario un rinnovo nell’allestimento, pannelli più visibili e più chiari, sia in italiano che in inglese, e una maggior uniformità anche nella comunicazione.

 I singoli oggetti, soprattutto nelle prime stanze, risultano in secondo piano rispetto alla spettacolarità degli ambienti che li ospitano che forse non a caso sono anche meglio descritti nelle didascalie.

Museo di Storia Naturale, Zoologia ‘La Specola’

By Mackenzie Constantinou (Lorenzo de’ Medici)

 

The Museum of Zoology and Natural History, La Specola, is the oldest scientific Museum in Europe.  Centrally located in Florence near Palazzo Pitti, this museum is housed in Palazzo Torrigani on Via Romana 17, and was founded in 1775 by the Gran Duke of Tuscany Pietro Leopoldo.  The museum was created to house the curiosities found in world such as fossils, exotic animals, minerals, and fauna, creating a Wunderkammer, and it aimed to inspire and educate the public through its collection of works.  La Specola is also one of the first scientific museums within Florence that has been continuously opened to the public since it was founded in the 18th century.

This museum holds a collection of natural curiosities such as fossils, exotic animals, minerals, and fauna, which are preserved in various ways, via drying and stuffing, and are displayed in glass cases.  This collection highlights the great curiosities of the Gran Duke and the Medici family, and their attempts to understand natural phenomenons through observation.  The museum is also renowned for its wax anatomical model collection, which also is partly displayed at Museo Galileo.  These models were copied from real corpses and were highly labor intensive.  All of the body parts from the cadaver had to be varnished and each needed a wax mold for duplication.  These organs were then assembled into the torso then covered, so that the product was highly realistic.  These models are important to understanding the known scientific theories of the time, and were used for medical teaching purposes as they offered a hands-on learning experience.  Accompanying these models is a selection from the institution’s medical instruments; these are also displayed on the upper floor of the Museo Galileo.  Since the remodeling of the Museo Galileo in 2010 there is a limited display of these wax models and medical instruments on the upper story, so if interested visit La Specola for a more complete view.

The wax models and the other objects within the collection are currently displayed in a historical context, meaning that they are exhibited in a similar manner to the way they were shown in the 18th century to the public.  This display of older cases and a lack of labels could lead to a miscommunication with the audience, as they could possibly not fully understanding the significance of the works.  However, this limited modernization of the display transforms the exhibition of these items themselves into a historic artifact, providing a view into the past.  With the limited labels only depicting the technical scientific names for the works it conveys what the original collector would have been interested in by the collection.  Due to the museum’s lack of educational materials to explain the works to the visitor, it is suggested that individuals obtain a guided visit or purchase a guidebook at the museum store.  Either or these options would help the viewer gain a further understanding of not only the works but of their cultural and historical significance.

Overall, La Specola is a rich museum that offers a vast collection of natural wonders and wax models.  Through the conscious decision of preserving the period display of the works the current visitor is transported to seeing the objects in the time period of the 18th century.  For more information on the museum visit the website:

http://www.msn.unifi.it/visita/la-specola-torrino-salone-degli-scheletri/

 

Museo di Storia Naturale, Zoologia ‘La Specola’

By Carolina Caverni (Università di Firenze)

Il Museo di Zoologia e Storia Naturale, La Specola, è il più antico Museo scientifico d’Europa. Situato in centro vicino a  Palazzo Pitti, si trova nel Palazzo Torrigani in Via Romana 17, e venne fondato nel 1775 dal Granduca di Toscana Pietro Leopoldo. Il museo venne istituito per ospitare le curiosità del mondo, come fossili, animali esotici, minerali e  fauna, con la creazione di una Wunderkammer che mirava ad ispirare ed educare il pubblico attraverso la collezione di opere. La Specola è inoltre uno dei primi musei scientifici di Firenze che è stato costantemente aperto al pubblico da quando venne fondato nel 18 ° secolo.

Il museo ospita una collezione di curiosità naturali come fossili, animali esotici, minerali e fauna, conservati in vario modo, tramite essiccazione e imbalsamazione, ed esposti in teche di vetro. Questa collezione mette in luce le grandi curiosità del Gran Duca e della famiglia Medici, ed i loro tentativi di comprendere fenomeni naturali attraverso l’osservazione.

Il museo è anche rinomato per la sua collezione di modelli anatomici in cera, che è in parte conservata anche al Museo Galileo. Questi modelli sono stati copiati da cadaveri veri ed hanno un alto livello di manodopera. Gli organi sono stati poi assemblati in un tronco poi coperto, in modo che il modello risultasse molto realistico.

Questi modelli sono importanti per capire il livello di conoscenza scientifica del tempo, e sono stati utilizzati per scopi medici e didattici permettendo un’esperienza di apprendimento pratico.

Una selezione di strumenti medici che sono esposti anche al piano superiore del Museo Galileo gli accompagna.

A  seguito della ristrutturazione del Museo Galileo, avvenuta nel 2010, vi è una collezione limitata di questi modelli in cera e strumenti, è quindi interessante visitare La Specola per una visione più completa.

Le cere e gli altri oggetti della collezione sono attualmente esposti contestualizzandoli storicamente, ovvero in un modo simile a come venivano mostrati al pubblico nel 18 ° secolo.

Questo allestimento degli oggetti più vecchi e la mancanza di didascalie portavano forse ad una cattiva comunicazione con il pubblico non rendendo pienamente comprensibile il significato delle opere.

Tuttavia, questa modernizzazione limitata dell’allestimento trasforma l’esposizione stessa di questi elementi in un manufatto storico, permettendo uno sguardo al passato. La limitatezza delle informazioni delle didascalie, che riportano solo i nomi tecnici e scientifici delle opere, permette di comprendere gli interessi originali del collezionista.

A causa della mancanza di materiale didattico si suggerisce ai visitatori di prenotare una visita guidata o di acquistare una guida nel negozio del museo. Queste opzioni potrebbero aiutare lo spettatore sia ad acquisire una maggiore comprensione delle opere sia del loro significato culturale e storico. Nel complesso La Specola è un museo ricco che offre una vasta collezione di meraviglie naturali e di modelli in cera. Grazie alla decisione consapevole di preservare l’allestimento originale il visitatore moderno è portato  a leggere gli oggetti come nel 18° secolo.

Per ulteriori informazioni sul museo si visiti il sito:

http://www.msn.unifi.it/visita/la-specola-torrino-salone-degli-scheletri/

Villa la Pietra

 

By Mackenzie Constantinou (Lorenzo de’ Medici)

 

Villa la Pietra is located outside the city center of Florence close to Fiesole and it was previously the home of Sir Harold Acton (1904-1994).  He was born into a prominent family in Florence, who had a history of art collecting.  Upon his death the estate and his collection was left to New York University (NYU), and presently it is used for studies, academia, and various other activities.

Currently the villa functions as house museum, whose curators have kept a historical display of the collection.  Therefore, the collection is exhibited in manner that would allow visitors to understand how Acton would have utilized these works.

Today when visitors enter the villa the public is transported back in time to the 20th century display that today could seem out dated.

To enter the museum visitors have to make a reservation before, which can be made via the website.  Tours are only offered Friday afternoons for the villa and garden and Tuesday mornings for the garden only.  All visits are lead by a tour guide since the museum is a home there are no labels or explanatory panels with background information on the works, collector, or display.  The guide (available in different languages) therefore proves this information for visitors, which helps to bridge the gap between the academic institution and the visitor.  This also helps to promote clarity, questions, and understanding of the individuals.

Similar to Museo Stibbert, Villa la Pietra has kept the themes of each room the same.  Acton adorned each room with ornate works of art and material objects from throughout Europe and Asia to further bolster his prowess.  On the upper story of the home within the bedroom, there is a mannequin display of an Asian woman displaying different headdresses.  These objects are placed in modern glass cases in the middle of the room, so this allows the visitors to walk around the works and appreciate them.  The display of these objects is also contemporary as they are recurated in a fashion to cater toward the modern audience.

The museum keeping with its historic display has incorporated contemporary works and a new interpretation of the historic art works.  Black Portraitures: Imaging the Black Body and Restaging Histories is a current photographic program sponsored by NYU’s Tisch School of the Arts.  This project allows students to photograph the blackamooor statues in different angles than the visitor would traditionally view the object. These photographs are printed largely and placed on easels next to the original statue to provide a contrast in the perspective of viewing these statues.  Overall, this photographic project incorporates a new and contemporary understanding and interpretation of the collection.  Also, this project effectively displays the villa’s interest in academia and promotes contemporary views and understanding of its display.

To learn more about this museum or to make a reservation please visit the website:http://www.nyu.edu/global/lapietra/

 

Villa la Pietra

By Carolina Caverni (Università di Firenze)

Villa la Pietra si trova fuori dal centro della città di Firenze, vicino a Fiesole, e originariamente era la casa di Sir Harold Acton (1904-1994). Egli nacque in un’ importante famiglia di Firenze, che ha avuto una storia legata al collezionismo. Alla sua morte la tenuta e la sua collezione vennero lasciate alla New York University (NYU), l’edificio attualmente è utilizzato per gli studi, come accademia e per varie attività.

Al momento la funzione della villa è quella di casa museo, i curatori hanno dunque mantenuto un allestimento storico della raccolta.

Pertanto la collezione è esposta in modo tale da permettere al pubblico di comprendere come Acton avrebbe utilizzato queste opere. Oggi, quando i visitatori entrano nella villa vengono trasportati indietro nel tempo alla disposizione del 20 ° secolo che oggi potrebbe sembrare antiquata.

Per entrare nel museo si deve effettuare una prenotazione che può essere fatta tramite il sito web.

Le visite della villa e del giardino sono possibili il venerdì pomeriggio mentre il martedì mattina si può vedere solo il giardino. Tutte le visite sono accompagnate da una guida turistica e dal momento che il museo è una casa non ci sono didascalie o pannelli esplicativi con informazioni di base sulle opere, sul collezionista, o sulla disposizione. La guida (disponibile in diverse lingue) provvede a dare queste informazioni a i visitatori aiutando a colmare il divario tra l’istituzione accademica ed il pubblico. Questo aiuta anche chiarire ed aiutare la comprensione degli individui e a  promuovere le domande.

Come nel Museo Stibbert, Villa la Pietra mantiene i temi originali di ogni stanza. Acton aveva adornato ogni ambiente con opere d’arte e materiali provenienti da tutta Europa e dall’Asia per rafforzare ulteriormente il suo prestigio.

Al piano superiore della casa, all’interno della camera da letto, è esposto il manichino di una donna asiatica che mostra diverse acconciature. Questi oggetti sono collocati in teche di vetro moderne al centro della stanza, è quindi possibile passeggiare intorno alle opere e poterle apprezzare. L’allestimento è anche contemporaneo ed è pensato in modo che soddisfare anche il  pubblico moderno.

La gestione del museo con la sua esposizione storica ha incorporato opere contemporanee ad una nuova interpretazione delle opere d’arte antiche. Il “Black Portraitures: Imaging the Black Body and Restaging Histories” è un progetto fotografico attualmente sponsorizzato dalla Tisch School of the Arts della New York University.

Questa iniziativa consente agli studenti di fotografare le statue da angolazioni diverse rispetto alla prospettiva tradizionale che sia ha dell’oggetto. Nel complesso, questo progetto fotografico incorpora una nuova e contemporanea comprensione e interpretazione della collezione. Inoltre  mostra efficacemente l’interesse della villa per il mondo accademico e promuove visioni contemporanee e una maggiore comprensione della sua esposizione.

Per saperne di più sul museo o per effettuare una prenotazione si prega di visitare il sito:http://www.nyu.edu/global/lapietra/

 

“Gerardo delle Notti. Quadri bizzarrissimi e cene allegre “, Galleria degli Uffizi.

By Mackenzie Constantinou (Lorenzo de’ Medici)

 

10 February – 24 May

The exhibit is the first monographic dedicated to the Dutch artist Gerrit van Honthorst, who was also known as Gherardo delle Notti and for the characteristics of his paintings, especially in “the light of the night”.

The painter, after his initial training in Utrecht, arrived in Rome inspired by the Caravaggisti revolution and settled there for the years between 1616 and 1620. His relationship with Florence was also important, as Cosimo II acquired three of his paintings that are now housed within the Uffizi.  The link with the Florentine gallery is emphasized by the presence of other works “The Adoration of the Shepherds”, which was commissioned by Piero Gucciardini and is known for the serious damage which was reported as a result of the attack on the Uffizi, May 27, 1993.

The rooms that house the exhibit is characterized by the soft light which creates a dim room that helps in the exposure of the reading of works.

The work of the Dutch painter describes to the visitors the formation of the first room.  The young works are contextualized by comparison with the paintings of his contemporaries and foreigners, for example Hendrick Terbrugghen, Italian, and Luca Cambiaso.

Each room is introduced by an explanatory panel that describes the meaning of the displayed works in the space, in Italian and in English.  The paintings are accompanied by labels, which are eloquently worded and have historic, stylistic, and technical information.

After his juvenile phase, Gherardo’s arrival in Rome around 1616, the works in this section of the exhibit represent almost all of his Italian production.   These are characterized by a Nordic style, crude language, almost caricatured, and violence.

Passing through the corridor with the chronology of his life leads to the rooms of Florence.  In these years Gherardo worked for Genoa and maybe passed through Florence. In these works the language becomes more balanced, it is expressed in the greater compositional harmony and contrast of less lights.

Along the route the visitor meets the works acquired by Cosimo II.  Three convivial scenes by Luigi Lanzi “Quadri bizzarrissimi e cene allegre”, compared with “Cavadenti” by Caravaggio also belonged to the Grand Duke.

In conclusion, the Italian parenthesis leads to a room which displays, “The Adoration of the Shepherds”, which was damaged by the explosion on May 27, 1993.  A video projected to the ceiling traces the terrible hours that night and reconstructs figure after figure the great altarpiece showing the original state of the work.

The exhibition continues with the works of the painter after returning to Holland where the Italian experience is compared with the works of Caravaggio and Flemish tradition.  The last part, after more comparisons with some works of the contemporary painters of Gherardo in Rome, the paintings of those artists, both Italian and foreign, are exhibited.  The exhibition is an opportunity to understand and investigate the activity of Caravaggio through communication that is very clear, comprehensive, and accessible to any audience.

 

“Gerardo delle Notti. Quadri bizzarrissimi e cene allegre “, Galleria degli Uffizi.

 By Carolina Caverni (Università di Firenze)

10 Febbraio – 24 Maggio

La mostra è la prima monografica dedicata all’ artista olandese Gerrit van Honthorst, chiamato più comunemente Gherardo delle Notti per la caratteristica di dipingere soprattutto quadri “a lume di notte”.

Il pittore, dopo una prima formazione a Utrecht, arrivò a Roma spinto dalla rivoluzione caravaggesca e qui si stabilì per alcuni anni tra il 1616 e il 1620. Importanti furono anche i rapporti con Firenze dato che Cosimo II acquistò tre delle sue tele che si trovano ora agli Uffizi. Il legame con la galleria fiorentina è sottolineato anche dalla presenza di un’ altra opera “L’adorazione dei pastori” commissionata da Piero Gucciardini e tristemente famosa per i gravi danni riportati a seguito dell’attentato del 27 Maggio 1993.

Le sale che ospitano l’esposizione sono caratterizzate da una luce soffusa scelta per creare una penombra che aiuta nella lettura dell’opera esaltandone i lumi.

L’attività del pittore Olandese viene descritta al visitatore a partire dalla formazione, nella prima sala le opere giovanili sono contestualizzate attraverso il confronto con i dipinti di suoi contemporanei sia stranieri, come ad esempio Hendrick Terbrugghen, sia italiani, come Luca Cambiaso.

Ogni sala è introdotta da un pannello esplicativo che spiega il senso delle opere esposte in quello spazio, sia in italiano che in inglese, le pitture sono inoltre corredate da didascalie con eloquenti informazioni storiche, stilistiche e tecniche.

Dopo la fase giovanile, l’arrivo a Roma di Gherardo si colloca intorno al 1616, le opere in questa sezione della mostra rappresentano  la quasi totalità della sua produzione in Italia e sono  caratterizzate da uno stile ancora nordico, espresso da un linguaggio crudo, fisionomie rozze, quasi caricaturali, e scelte luministiche violente.

Passando attraverso un corridoio con la cronologia della vita del pittore si accede alle sale dedicate alla fase più matura; in questi anni Gherardo lavorò per Genova e forse passò per Firenze; in queste opere il linguaggio diventa più equilibrato è si esplica in una maggior armonia compositiva e in contrasti di luce meno accentuati.

Lungo il percorso si incontra un ambiente riservato alle opere acquistate da Cosimo II; tre scene conviviali, che vennero definite da Luigi Lanzi  “Quadri bizzarrissimi e cene allegre” , sono confrontate con il “Cavadenti” di Caravaggio anch’esso appartenuto al Granduca.

Conclusa la parentesi italiana si accede ad una sala in cui è esposta “L’adorazione dei pastori”, l’opera  danneggiata dall’esplosione del 27 Maggio 1993. Un video proiettato a tutta parete ripercorre le terribili ore di quella  notte e ricostruisce figura dopo figura la grande pala mostrando  lo stato originario dell’opera.

L’esposizione prosegue con i lavori del pittore dopo il ritorno in Olanda dove l’esperienza italiana ed il confronto con l’arte di Caravaggio si mescolano alla tradizione fiamminga.

In quest’ultima parte, dopo un ulteriore confronto con alcune opere di pittori contemporanei di Gherardo a Roma, vengono esposti i dipinti di quegli artisti, sia  italiani che stranieri, che ne raccolsero l’eredità. La mostra è davvero un’ occasione per conoscere e approfondire l’attività di questo protagonista del caravaggismo grazie ad una comunicazione molto chiara, esaustiva e accessibile a qualsiasi pubblico.