Piccoli Musei. Il Museo della Collegiata di Sant’Andrea di Empoli


Di Costanza Peruzzi (Università degli Studi di Firenze)
 
Il patrimonio culturale del territorio fiorentino è composto da tante piccole realtà museali, disseminate nelle città limitrofe al capoluogo, meno conosciute, ma che conservano tesori che fanno la storia e la cultura di questo territorio e completano il racconto dei più celebri musei fiorentini.
Sono musei di varia natura, alcuni di recente formazione altri invece più antichi, come il Museo della Collegiata di Sant’Andrea di Empoli, uno dei più antichi musei ecclesiastici d’Italia, il cui atto di fondazione risale al 29 giugno 1859. Appena un anno dopo, grazie all’intercessione del Ministro del Governo Provvisorio della Toscana, Vincenzo Salvagnoli, di origini empolesi, uno dei due oratori che costituivano gli ambienti della Collegiata, divenne la prima, ancestrale, sede della pinacoteca.
In quegli anni di secondo Ottocento, sulla scia dei moti risorgimentali, la museologia italiana andava trasformandosi e questo museo potrebbe essere classificato come un’eccezione tra le novità: tra i tanti musei civici minori che andavano costituendosi, carichi di spirito campanilistico, incrementati dalle opere sottratte al patrimonio ecclesiastico (in rispetto alle “leggi Siccardi” del 1866) quello di Empoli, nato quasi un decennio prima, restava comunque di competenza ecclesiastica e conservava intatto il suo patrimonio. Aprì al pubblico alla fine degli anni Ottanta. Nei suoi primi anni di vita la collezione venne fortemente incrementata dalle donazioni delle famiglie empolesi più facoltose, consapevoli del vantaggio reciproco che una tale azione avrebbe garantito loro.

Si sono occupati del museo personalità come Guido Carocci, Ispettore della Soprintendenza, Piero Sanpaolesi, ingegnere, architetto, nonché esperto di restauro architettonico, il cui intervento venne interrotto dalla Seconda Guerra Mondiale; il Soprintendente Guido Morozzi e il Direttore del Gabinetto di Restauro Umberto Baldini, che seguirono i lavori di ricostruzione post-bellica e la riapertura degli spazi al pubblico nel 1956.
Gli ultimi interventi risalgono al 1990 quando, per volere Rosanna Caterina Proto Pisani, venne chiuso il tetto al di sopra dei lucernari del primo piano per evitare danni alle opere derivati dall’effetto serra che questi causavano. Da allora i lucernari filtrano una luce artificiale che simula l’effetto di quella naturale, garantendo una buona lettura delle opere senza effetti collaterali.
Pur affacciandosi su Piazza Farinata degli Uberti, piazza principale della città, un tempo sede del potere ecclesiastico e civile, l’ingresso del Museo della Collegiata rimane piuttosto in secondo piano e, nell’idea odierna di museo, percepito come luogo in cui il patrimonio culturale si conserva e si trasmette alla società, questo aspetto incide negativamente sulla sua immagine complessiva e soprattutto sulla sua frequentazione.

All’interno, il punto di accoglienza al visitatore, angusto e tappezzato di inutili locandine, non migliora affatto la situazione. L’accesso alla prima sala è però piuttosto suggestivo: vi si accede varcando un piccolo ricetto adornato da due angeli reggicandelabro in legno, eseguiti nel 1623 da Felice Fiorentino. La sala è ospitata nell’ex Battistero (XI secolo) e presenta subito opere di rilievo: il fonte battesimale di Bernardo Rossellino (1447) e il Vir dolorum (1424) di Masolino da Panicale, importante testimonianza dell’attività dell’artista a Empoli.
La seconda sala è allestita nell’ex Sagrestia e conserva le sculture (XIII-XVIII secc.) provenienti dalla Collegiata, dalla Chiesa di Santa Maria a Ripa e dal Convento di Santo Stefano degli Agostiniani, tra queste le due Madonne con Bambino di Giovanni Pisano e di Mino da Fiesole.
La Pinacoteca occupa le quattro sale del piano superiore al quale si accede ripercorrendo a ritroso le sale già visitate e ripassando dalla biglietteria (percorso purtroppo poco intuitivo), e qui sono esposte, in ordine cronologico, dal Trecento al Seicento, opere di Niccolò di Pietro Gerini, Lorenzo di Bicci, Agnolo Gaddi, Mariotto di Nardo, due trittici di Lorenzo Monaco, la Maestà di Filippo Lippi, capolavori della bottega fiorentina dei Botticini, che nelle zone della Valdelsa lavorò per circa quarant’anni. Di particolare rilevanza per la cultura storico-artistica del primo Seicento empolese è la tavola con L’incredulità di San Tommaso (1602) del pittore Jacopo da Empoli, che alla città deve i suoi natali.
Nel loggiato prospiciente il chiostro sono esposte le terracotte invetriate dei Della Robbia. La Madonna degli Ebrei di Andrea della Robbia è di sicuro il tabernacolo più celebre di Empoli, un tempo murato in Palazzo Pretorio.

Ogni sala è introdotta da una breve ma esaustiva storia degli spazi e delle opere, in doppia lingua, su un supporto vitreo neutro che rispetta le pareti in pietra degli ambienti storici del piano terra. Le opere sono individuate da un sistema didascalico piuttosto attempato, sono infatti trascorsi ventisette anni dall’ultimo allestimento, e si sentono tutti; come per le introduzioni, le informazioni sono complete, anche se manca la doppia lingua, ma i cartellini in cartoncino color crema, stampati ad inchiostro nero e sistemati in un supporto in plexiglas, sono esteticamente discutibili. Su alcuni compare il simbolo dell’audioguida, ma la signorina all’accoglienza ci confessa che il servizio non è ancora attivo.
Per fortuna il museo si racconta da sé e l’allestimento poco attuale non fa troppi danni per quanto riguarda l’arricchimento spirituale e conoscitivo di chi decide di visitarlo. Il problema del museo sta proprio qui, nell’esiguo numero di persone che si apprestano a farlo! La vera debolezza del Museo della Collegiata di Empoli è la mancanza di un’efficace comunicazione culturale, la promozione di eventi che accendano i riflettori sulle grandi opere esposte, sui personaggi che le commissionarono, sulla storia di questo museo precorritore dei tempi: laboratori didattici per bambini, visite guidate organizzate periodiche, o in occasione di particolari ricorrenze sarebbero auspicabili.

Punti di forza del museo sono le sue origini e il tesoro che custodisce e tramite questi si dovrebbe riuscire a catturare la curiosità di un pubblico che, purtroppo, a stento ne conosce l’esistenza, e far sì che la memoria preservata da queste mura diventi per Empoli e per la sua cittadinanza motivo di orgoglio.
Speriamo vivamente che i progetti in cantiere per la realizzazione di un ingresso più visibile, accogliente e invitante siano realizzati a breve, perché la storia di cui ci parla questo museo merita davvero di essere tramandata.
L’attuale collaborazione con Palazzo Strozzi, nell’ambito della mostra “Bill Viola. Rinascimento elettronico”, lascia ben pensare!

Per informazioni generali: www.empolimusei.it; www.inempoli.it; per maggiori informazioni sulla collaborazione con Palazzo Strozzi: www.palazzostrozzi.org

 

Translation by Nona Debenham (Istituto Lorenzo de’ Medici)

 

The cultural patrimony of the Florentine territory is composed of many small museums, dispersed in the neighboring lesser-known cities, which preserve treasures that complete the history, culture and the story of the most famous Florentine museums.
They are museums of various natures, some of which are older, such as the Collegiate Museum of Sant’Andrea di Empoli, one of the oldest ecclesiastical museums in Italy, whose foundation act dates back to June 29, 1859. Just a year later, thanks to the intercession of the Minister of the Provisional Government of Tuscany, The Collegiata became the first, ancestral, home of the Pinacoteca.

During the nineteenth century, in the wake of the Risorgimento, Italian museology was transforming and this museum could be classified as an exception among the novelties: among the many smaller civic museums that were setting up, loaded with parochial spirit, increased by works extracted from ecclesiastical heritage (in respect to the “Siccardi laws” of 1866), that of Empoli, born nearly a decade earlier, remained ecclesiastical and retained its heritage. It opened to the public in the late eighties. In its first years, the collection was greatly enhanced by the donations of the most opulent families, aware of the mutual benefit that such action would have guaranteed them.
Some notable people involved in the museum include: Guido Carocci, Inspector of the Superintendence, Piero Sanpaolesi, engineer, architect and architectural restoration expert whose intervention was interrupted by World War II and Superintendent Guido Morozzi, Director of the Restoration Umberto Baldini Cabinet, who followed the post-war reconstruction work and the reopening of the public spaces in 1956.

The latest interventions date back to 1990 when Rosanna Caterina and Proto Pisani wanted to remove the skylights of the first floor to avoid damages caused by the greenhouse effect. Since then, the skylights been remodeled to allow filtered artificial light that simulates the effect of the natural one, ensuring a good reading of the works without any side effects.
While overlooking the Piazza Farinata degli Uberti, the main square in the city, once the seat of ecclesiastical and civil power, the entrance of the Collegiate Museum remains somewhat in the background and, in today’s museum ideal, perceived as a place where heritage cultural heritage is preserved and transmitted to society, this aspect negatively affects its overall image and above all its attendance.
Inside, the reception point for the visitor does not improve the situation at all. Access to the first hall is however quite impressive: a small shelter adorned by two wooden angels and iron angels, made in 1623 by Felice Fiorentino, are on view. The room is the former eleventh-century Baptistery and immediately presents important works: the baptismal font of Bernardo Rossellino (1447) and the Vir dolorum (1424) by Masolino da Panicale, an important testimony to the artist’s work in Empoli.
The second room is set up in the former Sacristy and preserves the sculptures (13th to 18th century) coming from the Collegiate Church, the Church of Santa Maria a Ripa and from the Convent of Santo Stefano degli Agostiniani, including the two Madonna with child by Giovanni Pisano and Mino da Fiesole.

The Pinacoteca occupies the four halls of the upper floor, which can be accessed by tracing back the rooms that have already been visited and re-downloading from the ticket office, a path that is not intuitive. Here displayed, chronologically, from the fourteenth to the seventeenth century, are works by Niccolò di Pietro Gerini, Lorenzo di Bicci, Agnolo Gaddi, Mariotto of Nardo, two triptychs one by Lorenzo Monaco, the other by Filippo Lippi, and the masterpieces of the Botticini workshop, whom worked in the Valdelsa area for about forty years. Of particular importance for the historical-artistic culture of the first sixteenth-century Empolese is the table with the incredulity of San Tommaso (1602) by the painter Jacopo da Empoli, who is born in the city. In the courtyard facing the cloister are exposed the glassed terracotta of the Della Robbia. The Lady of the Jews by Andrea della Robbia is certainly the most famous tabernacle of Empoli, once in Palazzo Pretorio.

Each room is embedded in a brief but extensive story of spaces and works, in double languages, on a neutral translucent support that respects the stone walls of the ground floor environments. The works are identified by an old labeling system, and it has been twenty-seven years since the last update and it is noticeable. For the introductions, the information is complete but lacks the English translation. The labels are cream-colored cardboard, printed in black ink and placed in a Plexiglas holder and are aesthetically questionable. Some appear on the audio guide symbol but the guide informs the visitor that the service is not yet active. Fortunately, the museum speaks for itself and it does not damage spiritual enrichment of those who decide to visit it. The museum’s problem is in the small number of people who actually visit. The real weakness of the Collegiate Museum of Empoli is the lack of effective cultural communication, the promotion of events that illuminate the spotlight on the great works exhibited, the characters that commissioned it, the history of this pre-historic museum of the times. The addition of educational workshops for children, periodic guided tours or special occasions would be desirable. The strengths of the museum are its origins and the treasure it carries and through it, you should be able to capture the curiosity of an audience that, unfortunately, know the existence, and make the memory preserved by these walls become for Empoli and for its citizenship reason of pride. We strongly hope that the projects on the site for the creation of a more visible, welcoming and inviting entrance will be realized shortly because the story of this museum really deserves to be handed down. The current collaboration with Palazzo Strozzi, as part of the exhibition “Bill Viola. Electronic Renaissance “, let’s think!

For information: www.empolimusei.it; www.inempoli.it; on collaboration with Palazzo Strozzi: www.palazzostrozzi.org

 

(photo courtesy of Costanza Peruzzi)

 

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