Tiepolo. Disegni dall’Album Horne.

Tiepolo fig.1
Firenze, Museo Horne. 8 novembre 2016 – 19 febbraio 2017, prorogata al 18 aprile
Di Tania Mio Bertolo (Università degli Studi di Firenze)

Il proposito di allestire la mostra “Tiepolo. Disegni dall’Album Horne”, la temporanea dedicata ad alcuni esemplari del corpus grafico di Giambattista Tiepolo, si generò come naturale conseguenza del restauro al quale era -ed è- contemporaneamente sottoposto lo storico album dal quale provengono i ventisei disegni esposti, volume appartenuto al collezionista inglese Herbert P. Horne e costituito da quarantotto pezzi. Tali disegni costituiscono una straordinaria testimonianza dell’incessante attività creativa di Tiepolo e del suo costante esercizio grafico alla ricerca di sempre nuove soluzioni compositive.

Allestita in una sobria sala al piano terreno di Palazzo Corsi, sede del Museo della Fondazione Horne, la mostra rappresenta una grande occasione per il pubblico fiorentino di accostarsi alla produzione grafica di Tiepolo, e più in generale a quell’arte veneziana tradizionalmente diversa da quella toscana. L’argomento dell’esposizione inoltre si presta come fertile terreno per eterogenei approfondimenti su tematiche correlate: i rapporti del collezionista Herbert P. Horne con la produzione artistica veneta, le modalità attraverso le quali egli entrò in possesso di questo importante album, i confronti tra i suddetti disegni e la produzione pittorica di Tiepolo, ed altre ancora. Molteplici dunque potrebbero essere gli spaccati storico artistici e di natura collezionistica da indagare, ma che purtroppo nell’ambito di questa mostra rimangono soltanto suggestioni.

Poche infatti sono le informazioni fornite al visitatore nei due pannelli collocati nel corridoio di ingresso: un breve accenno alla biografia del pittore ed ai soggetti dei disegni, ed alcune note circa le peculiarità dell’intervento di restauro. Nessuna invece nella sala espositiva, ad esclusione delle targhette didascaliche che individualizzano ciascuno dei disegni in mostra. Grazie ad esse e, ovviamente, grazie ai disegni stessi, il visitatore è in grado di stilare dei confronti su alcuni motivi grafici e compositivi che ritornano in talune opere esposte; ma nessun pannello di approfondimento o contestualizzazione fornisce un supporto al fruitore impegnato in tali riflessioni che rimangono, purtroppo, senza riscontro. Unico dipinto in sala è il ritratto di Horne eseguito dal pittore Henry Harris Brown, effigie che suggella inequivocabilmente il rapporto tra le opere di Tiepolo ed il collezionista.

Sui disegni, smontati dal loro supporto storico ed esposti all’interno di eleganti teche lignee, si catalizza unicamente l’attenzione di ogni visitatore, e proprio questa era probabilmente l’intenzione originaria dei curatori della mostra. Far parlare i disegni, lasciare che questi veloci tratti ad inchiostro e matita nera su carta bianca non siano letti solamente come bozze o schizzi preparatori, ma che assumano essi stessi valore di vere e proprie opere d’arte, come testimonianza di un impulso creativo non ancora filtrato dal colore. Un’intenzione indubbiamente lodevole, ma scarsamente funzionale ai fini educativi e formativi di una mostra. Mi chiedo quanto possa apprendere un visitatore scevro di qualsiasi nozione storico artistica visitando una mostra nella quale lo sforzo di valorizzare i disegni in quanto fresca testimonianza di un’intuizione artistica non lascia alcuno spazio alla contestualizzazione, al confronto con la produzione pittorica di Tiepolo, alla comprensione delle dinamiche collezionistiche ed agli interessi artistici di Hubert P. Horne. Insomma in un panorama nazionale la cui cifra è l’indissolubile legame tra arte, natura e vita umana, mi chiedo quanto possa essere culturalmente proficuo investire su una mostra comprensibile ai soli addetti ai lavori, riservando all’arte ancora una volta quel posto elitario privilegiato e così lontano dai più.

Tiepolo fig.2

Translation by: Rachyl Grussing (Istituto Lorenzo de’ Medici)

The purpose of the temporary exhibition, “Tiepolo. Drawings from the Horne Album”, dedicated to some examples of the graphic corpus of Giambattista Tiepolo, was generated as a natural consequence of the restoration which twenty-six of the historical albums were subjected while the volumes belonged to the English collector Herbert P. Horne and consists of forty eight pieces. The drawings are an extraordinary example of the incessant creative activity of Tiepolo, and his constant graphic exercise searching for new compositions.

Situated in a simple room on the first floor of the Palazzo Corsi, the home of the Horne Museum, the exhibition represents the grand opportunity for the Florentine public to approach the graphics of Tiepolo, and more generally the art of the Venice, traditionally different from that of Florentine Tuscany. The argument of the exhibition further lends itself as fertile ground for heterogeneous insights on related issues: the relationship of the collector Herbert P. Horne with the artistic production of Venice, the way in which he came to possess this important album, comparisons between the above-mentioned drawings and the pictorial production of Tiepolo, and still others. Therefore, multiple may be split away from the historical and artistic nature of collecting and be investigated, but that, unfortunately, in the context of this exhibition remains only suggestions.

In fact, information for visitors is provided in two panels located in the entrance corridor: a brief reference of the painters biography and the subjects of the drawings, and some notes about the particularities of the restorations. Nothing else is to be had in the exhibition hall, with the exception of the didactic labels that individualize each work in the show. Thanks to these, and of course, thanks to the same drawings, the visitor is able to draw comparisons on some graphic motifs and compositions returning in certain works: but no in-depth panel or contextualization provides a support to the user engaged in these reflections that unfortunately remain unanswered. The only painting in the room that is connected to Horne is an effigy painting by Henry Harris Brown that seals the relationship between the works of Tiepolo and the collector.

The drawings were removed from their historical display and the curators chose to exhibit them in elegant wooden cabinets that attract the attention of every visitor. This allows the artwork to speak, as the quick strokes in ink and black pencil on white paper are not read only as drafts of sketches, but they are valued as real works of art that communicate even with their lack of colour. The intention was commendable, but hardly practical for educational and training purposes of an exhibition. It is a wonder how much a visitor can learn from any notion of artistic history by visiting an exhibition in which the effort to enhance the designs as fresh evidence of an artistic intuition leaves no room for contextualization. In comparison, the Tiepolo painting in original context, changes the understanding between the dynamics as collectors and the artistic interests of Hubert P. Horne. On a national scale, where the link between art, nature, and human life is portrayed, it is critical to investigate what can be culturally important to showcase to the intended audience and to ensure that this communication is thorough and inclusive. By neglecting this and making information only comprehensible to the insiders there is a disconnect and makes art something that is solely for the privileged elite and inaccessible to most.

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