Il Cinquecento a Firenze. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna

Firenze, Palazzo Strozzi
21 settembre – 21 gennaio

Di Simona Anna Vespari (Università degli Studi di Firenze)
 
La mostra Il Cinquecento a Firenze. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna si è aperta a Palazzo Strozzi, a Firenze, lo scorso 21 settembre ed è probabilmente uno degli eventi più attesi nel panorama culturale fiorentino. Curata da Carlo Falciani e Antonio Natali, la mostra si propone di celebrare uno dei secoli d’oro della città di Firenze, il Cinquecento, un’epoca caratterizzata da un estro intellettuale altissimo come si evince dal dialogo delle numerose opere che si susseguono nelle varie sale. L’evento si inserisce all’interno di una trilogia di mostre, quella dedicata al Bronzino nel 2010, e quella incentrata sulle figure di Pontormo e Rosso Fiorentino nel 2014, sempre a cura di Falciani e Natali, andando perciò a chiudere il cerchio di questa importante epoca culturale; oltretutto il dialogo con queste precedenti esposizioni ritorna anche nell’allestimento, con l’esposizione di opere che non era stato possibile esporre prima.

A dare il benvenuto al visitatore sono due capolavori degli anni Venti del Cinquecento, opera di figure cardine, che sarebbero stati il punto di partenza per il linguaggio artistico di tutto il secolo: il Dio Fluviale di Michelangelo, recentemente restaurato e visibile in tutta la sua potenza e il Compianto sul Cristo morto di Andrea del Sarto. Le opere sono disposte in un modo veramente suggestivo: l’opera michelangiolesca, al centro della sala, in posizione più bassa, offre al visitatore la possibilità di girarci attorno e vederlo da più angolazioni mentre sul retro risaltano i colori di Andrea del Sarto. Nella seconda sala, sulla parete centrale, sono disposte su fondo scuro, in un confronto di capolavori mai fatto prima se non sui manuali di Storia dell’Arte, tre Deposizioni di Rosso Fiorentino, Pontormo e Bronzino: qui l’allestimento è davvero efficace e fa comprendere chiaramente al visitatore le diverse soluzioni adottate dai tre artisti per interpretare uno stesso soggetto iconografico. La seconda parte della sala offre invece un panorama sulle arti fiorentine che precede la prima stesura delle Vite vasariane del 1550, un linguaggio che anticipa quello che si troverà nelle successive sale e che sarà tipico dell’entourage di Francesco I e Ferdinando I de Medici.

Le dimensioni eccezionali si ritrovano nelle pale d’altare della terza sala: si dispongono sulle pareti dell’intera sala, testimonianza dei canoni artistici dettati dal Concilio di Trento, mentre al centro troviamo lo splendido Crocifisso in bronzo del Giambologna, modello ispiratore per numerose opere del periodo. L’illuminazione nell’intera mostra è impeccabile nonostante la difficoltà che spesso si incontra nell’illuminare opere di grandi dimensioni e che qui invece risultano perfettamente visibili.

Il percorso continua attraverso la sala dedicata alla ritrattistica cinquecentesca e a quella dedicata allo studiolo di Francesco I, in cui si ritrovano una varietà di stili che convivono e che dialogano in modo diretto con la sala successiva, dedicata a raffigurazioni di miti e allegorie che fanno da contraltare al rigore religioso che aveva contraddistinto il linguaggio degli artisti che avevano aderito alla Controriforma.

La mostra si conclude con una sezione dedicata ad opere che aprono la strada al linguaggio seicentesco e che segna un altro capitolo nella storia artistica fiorentina.

Nel complesso attraverso l’esposizione di queste opere il visitatore può perfettamente rivivere un percorso attraverso uno dei periodi più affascinanti della storia dell’arte fiorentina: il tutto risulta molto ben curato e l’allestimento è supportato in ogni sala da chiari pannelli informativi in doppia lingua che introducono alla sezione che viene trattata, fornendo notizie storico artistiche, oltre alle didascalie che accompagnano ogni opera con una breve ma utile descrizione che la contestualizza all’interno del percorso in cui è inserita.

Per informazioni: www.palazzostrozzi.org

 

Translation by Nona Debenham (Istituto Lorenzo de’ Medici)
 
The exhibition, The Cinquecento in Florence. Between Michelangelo, Pontormo and Giambologna opened at Palazzo Strozzi in Florence on September 21st and is probably one of the most anticipated events in the Florentine cultural scene. Curated by Carlo Falciani and Antonio Natali, the exhibition aims to celebrate the golden age of the city of Florence, the sixteenth century, an era characterized by a very high intellect as evidenced by the dialogue of the many works that are displayed throughout the rooms. The event is part of a trilogy of exhibitions, the first being dedicated to Bronzino in 2010, and the second on the figures of Pontormo and Rosso Fiorentino in 2014; all three are curated by Falciani and Natali, thus closing the circle of this important cultural time. In addition, the dialogue with these previous exhibits returns with the inclusion of works that were not previously exhibited.

Two masterpieces of the sixteenth century, Dio Fluvial by Michelangelo, recently restored, and the Compianto sul Cristo Morto by Andrea del Sarto welcome the visitor. The works are arranged in a truly suggestive way, with the work of Michelangelo in the center of the room, in the lower position, it offers the visitor the ability to turn around and view it from many angles while on the back are the colors of Andrea del Sarto. In the second room, on the central wall, placed on a dark background, is a comparison of three Depositions masterpieces, only ever seen before in Art History textbooks. Hanging side by side are the depositions of Rosso Fiorentino, Pontormo, and Bronzino. The set-up is really effective and makes clear to the visitor the different solutions adopted by the three artists to interpret the same iconographic subject. The second part of the room offers a panorama of the Florentine arts prior to the writing of Vasari’s Lives of 1550, previewing what will be found in the preceding halls. On display are typical images created by the entourage of artists, who worked for Francis I and Ferdinando I de Medici.

In the third room located on the walls of the entire hall are the altar-pieces, a testament of the artistic cannons dictated by the Council of Trent, while in the center there is the splendid bronze Crucifix by Giambologna, inspirational model for numerous works of the period. Lighting throughout the exhibition is impeccable despite the difficulties that are often encountered in illuminating large works. In this exhibition, the works are perfectly visible.

The course continues through the room dedicated to portraiture of the sixteenth century and the one dedicated to the studio of Francis I, where a variety of styles coexist and interact directly with the next room. The following room is devoted to depictions of myths and allegories that contradict the religious rigor that characterized the style of the artists who had adhered to the Counter-Reformation.

The exhibition concludes with a section dedicated to works that open the way to seventeenth-century language and which marks another chapter in Florentine artistic history.

Overall in the course of the exhibition of these works, the visitor can perfectly relive a journey through a fascinating period of the history of Florentine art. Everything is very well looked after and the layout is supported in every room by clear information panels in double the language, introducing each section and providing historical artistic news. In addition to the captions that accompany each work, there is a brief but useful description that contextualizes its historical contribution.

For information: www.palazzostrozzi.org

 


 
(photo courtesy of Costanza Peruzzi)
 

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