The Strength of Modernity: Arts in Italy, 1920-1950 at Fondazione Ragghianti, Lucca

By Chiara Lupo (University of Florence)

From April 20 to October 6, it is possible to visit the show, The Strength of Modernity: Art in Italy 1920-1950, at the Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ragghianti in Lucca. The exhibition, curated by Maria Flore Giubilei and Valerio Terraroli, proves to be a real artistic journey that illustrates clearly and completely the Italian production of decorative arts, design, painting, and sculpture, from the Twenties to the mid-Fifties. The exhibit is part of  a recent group of events inaugurated in the last few years, which are concerned with art of the 20th century in Italy. However, what stands out in this show is the attention paid to design, which correlates nicely with the expressions of pictorial and sculptural art by the great artists of the time. This article discusses how its successful organization could intrigue and educate a visitor who has no knowledge of art history.

The exhibit, developed thematically and chronologically, opens by diving right into Art Deco, an artistic taste that is clearly described in the explanative panels that introduce a new theme for each room. In fact, the visit starts with design objects by Giò Ponti, Francesco Nanni, Anselmo Bucci, and Guido Andovitz: a vast assembly of works of painting, sculpture, decoration, and design, some examples of which are a tapestry embroidered by Vittorio Zecchin from 1920 and some flower boxes from the same period. From the first room, one passes into the second. This one, completely dedicated to dreams, love, and exoticism, is clearly conveyed through the display of vases, bowls, and a sculpture of the Indian goddess, Kalì, in cases with enormous white bases. Continuing on, our attention is captured by the famous sculpture by Arturo Martini, La Pisana, placed in the middle of the room. Here, the theme is women, as interpreted by sculptors Arturo Martini, Libero Andreotti, and Marino Marini and by painters Felice Casorati and Felice Carena. Further on, attention is focused on the subjects of evasion, games, irony, and speed, arriving at the end of the Twenties with the themes of bourgeois décor and antique inspiration. The Bourgeoisie are represented by their taste for porcelain, by a painting of a woman at a window by Antonio Donghi and by a centerpiece of the Italian Embassies by Giò Ponti, who, at the time, worked for the Richard-Ginori factory.

From here, one’s gaze moves to nature: an explosion of materials, also fitting perfectly with the next room’s title, the Wunderkammer. A world of wonders that explodes in the colors of the glass, silver, and stones that make up the new objects of design. Rooms 7 and 8 are respectively dedicated to living nature and animals, and to immobile nature and still lives; also here, the connections and associations with the grand masters of painting and sculpture make it all the more suggestive.

Further on, attention is given to Archaic Classicism and to pure volumes, arriving at the abandonment of the figure, which concludes the exhibit, with a look at artists such as Carlo Fontana and Emilio Vedova who, thanks to the use of materials, anticipated a taste destined to be the focus of the following years.

On a positive note, worthy of mention, are the explanative panels, which are generally too long and so boring that they push the visitor, after the umpteenth yawn, to quit reading halfway; on the contrary, here, though not translated into English, they intrigue and accompany the path of the visit through a more knowledgeable discourse of the exposed works.

It is quite an interesting exhibit, with a linear progression, which succeeds perfectly in its intentions. In fact, after having visited it, this slice of Italian art history from these thirty years of change and interesting personalities—of which we often know only the paintings—is much clearer.

The Fondazione Ragghianti, part of the complex of San Micheletto, is on Via San Micheletto 3, in Lucca.

Exhibit hours:

April, May, June, September, and October, the complex is open Tuesday to Sunday, from 10 am to 1 pm and 4 pm to 7 pm. July and August, from Tuesday to Sunday, from 4 pm to 8 pm. Closed Mondays.

Entrance is free for University students.

 

“La forza della modernità, arti in Italia 1920-1950”. Fondazione Ragghianti, Lucca.

di Chiara Lupo (Università di Firenze)

Dal 20 aprile al 6 ottobre è possibile visitare, presso la Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ragghianti di Lucca, la mostra La forza della modernità, arti in Italia 1920-1950. L’esposizione, curata da Maria Flora Giubilei e Valerio Terraroli, risulta essere un vero e proprio itinerario artistico che illustra, in maniera chiara e completa, la produzione italiana di arti decorative, design, pittura e scultura partendo dagli anni Venti fino ad arrivare alla metà degli anni Cinquanta. La mostra si inserisce all’interno del grande circuito di eventi inaugurati negli ultimi anni, il cui interesse si è concentrato sull’arte del Novecento italiano. Ma ciò che colpisce in questa esposizione è l’attenzione rivolta verso il design, ponendolo in stretta correlazione con espressioni d’arte pittorica e scultorea dei grandi artisti del tempo. Il presente articolo intende far notare come un ordinamento ben fatto possa incuriosire e formare un visitatore asciutto di conoscenze storico-artistiche.

L’esposizione, sviluppata secondo un ordine tematico e cronologico, si apre con un tuffo nell’arte Decò, gusto artistico che è chiaramente descritto nei pannelli esplicativi che per ogni sala introducono a una tematica diversa. Il percorso infatti prende avvio da oggetti di design di Giò Ponti, Francesco Nanni, Anselmo Bucci e Guido Andovitz attraverso un’ampia carrellata di opere di pittura, scultura, decorazione e design di cui alcuni esempi sono un arazzo ricamato da Vittorio Zecchin del 1920 e delle fioriere dello stesso periodo. Dalla prima sala si passa alla seconda. Quest’ultima, interamente dedicata al sogno, all’eros e all’esotismo, è resa chiara attraverso  l’esposizione di vasi, ciotole e una scultura che rappresenta la Dea Kalì, messi in vista all’interno di vetrine dalle enormi basi bianche. Proseguendo, la nostra attenzione viene catturata dalla celebre scultura di  Arturo Martini La Pisana, posizionata al centro. Qui il tema è la donna, interpretata dagli scultori Arturo Martini, Libero Andreotti e Marino Marini e dai pittori Felice Casorati e Felice Carena. Più avanti l’attenzione si focalizza sui soggetti d’evasione, il gioco, l’ironia e la velocità per arrivare, alla fine degli anni Venti, al decoro borghese e all’ispirazione all’antico. La  borghesia è rappresentata attraverso il gusto rivolto alle porcellane, da un dipinto di donna alla finestra di Antonio Donghi e dal centrotavola delle Ambasciate d’Italia di Giò Ponti che per quell’occasione lavora per la Richard-Ginori.

Da qui lo sguardo si sposta verso la  natura, un’esplosione di materiali resa plausibile anche dal titolo della sala successiva, la Wunderkammer. Un mondo di meraviglie che esplode nel colore dei vetri, degli argenti e delle pietre con cui i nuovi oggetti di design vengono realizzati. Le sale 7 e 8 sono dedicate rispettivamente alla natura viva e agli animali e alla natura immobile e alle nature morte; anche qui i collegamenti e le associazioni con i grandi maestri di pittura e scultura rendono il tutto più suggestivo.

Più avanti l’attenzione è rivolta al classicismo arcaico e ai volumi puri fino ad arrivare all’abbandono della figura, che conclude la mostra, con uno sguardo ad artisti come Carlo Fontana ed Emilio Vedova che, anche grazie all’utilizzo dei materiali, preannunciano un gusto destinato a essere protagonista negli anni successivi.

Una nota positiva, inoltre, è bene sottolinearla nei confronti dei pannelli esplicativi, generalmente troppo prolissi e noiosi tanto da spingere il visitatore, dopo l’ennesimo sbadiglio, ad abbandonare la lettura a metà; al contrario qui, seppur non tradotti in inglese, incuriosiscono e accompagnano il percorso attraverso una lettura più consapevole delle opere esposte.

Una mostra molto interessante, dal percorso lineare, che riesce perfettamente nei suoi intenti.  Dopo averla visitata, infatti, lo spaccato di storia dell’arte italiana in quel trentennio di cambiamenti e personalità interessanti di cui spesso conosciamo solo le opere pittoriche, è molto più chiaro.

La Fondazione Ragghianti, appartenente al complesso di San Micheletto, si trova in Via San Micheletto 3, Lucca.

Orari mostra: in aprile, maggio, giugno, settembre e ottobre, il complesso è aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19. Luglio e agosto, dal martedì alla domenica dalle 16:00 alle 20:00. Giorno di chiusura: lunedì.

L’ingresso è gratuito per gli studenti universitari.